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che formava una rarità sorprendente, da non veder-
sì altrove, appunto , che in un luogo vistosissimo ,
ad arte nobilitato forse da quegl’ Imperatori : Ate:
nim, scrive Plinio (a), rara amplitudo iam dentium ,
praeterquam ex lndia, reperitur ; cetera in nostro
orbe cessere luxuriae. Flavio Vopisco (b) tiporta la
notizia di due, che ne aveva il tiranno Firmo, lun-
ghi 10. piedi, qual rarità singolare.
18. Seguono i versi più interessanti al vostro pro
posito (Cc) :
Ah trepidi quoties nos descendentis Arenae
Vidimus in partes, ruptaque voragine terrae
Emersisse feras ; et eisdem saepe latebris
Aurea cum croceo creverunt arbuta libro !
In questi versi voi ci vedete quello, che vi accomo-
da; ma però tutto all’opposto del vero. Sentiamo le
vostre parole stesse , perchè non diciate , che io ve le
altero. L’Arena , egli descrive , che in molte parti
si abbassa , che apresi in voragini , dalle quali sbu-
cano in alto le fiere, e gli alberi. Chi non vede
verificate le voragini di Calpurnio nelle aperture
rettangole , e negli sbocchi de’ piani inclinati ? Al-
lo alzarsi delle cataratte slanciavansi dalle loro gab-
bie sul piano le fiere ; le cataratte sì riabbassava-
no , e incominciava la lizza. Si apriva per tanto in
certo modo la terra ; si alzava, e si riabbassava
l’ Arena. Oh quì sì, che bisogna cominciare dal far
violenza alla grammatica , per sentirla con voi , nell
interpretare ruptague voragine terrae , per Arena ,
che apresi in voragini : ed emersisse ferus, dalle
guali sbucano in alto le fiere ! Mi pare , per quan-
to poco intendo il Latino , che rupta vada inteso
a) Loc. cit.
b) In Firmo.
c) Vers. 69. segg.