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Questa ipotesi assegnerebbe una uguale probabilità agli errori
piccoli ecl ai grandi, il che sarebbe in contradizione con le pre
messe del § XI. Epperciò la rigetteremo. Supponiamo dunque che
si annullino tutti i coefficienti meno a e /3 ; avremo :
p(x)=e^ + P x9 =ce^ xi ;
essendo c una costante.
Naturalmente /3 deve essere negativo, affinchè la funzione (x)
sia decrescente come si è detto al § XII, dunque poniamo /3— — li”-;
avremo :
<p(x) = ce- ,l ~ x2 .
Questa ipotesi non contraddice a nessuna delle condizioni
accennate nei §§ XI e XII ; se non a quella della discontinuità ;
ma qualunque funzione analitica presenterebbe lo stesso incon
veniente. La funzione <p dovrebbe annullarsi per i valori di x
superiori ai limiti degli errori ; questa condizione non è soddi
sfatta, e nessun’ altra funzione conosciuta potrebbe sodisfarla ;
ma è facile vedere come l’espressione ce- ,t2x2 sia tale che per
valori di x un poco grandi essa diventa tanto piccola da potersi
considerare come nulla.
L’ accettazione di questa funzione
<p(x) = ce~ h2x2
implica l’adozione di una tra le tante medie esistenti ; per vedere
qual media essa sia, prendiamo l’equazione (b) del § XIII e
sostituiamoci per ^'(x) il valore corrispondente a i (x) = a-h fix 2 .
Avremo f (x) — 2 fix, e quindi l’equazione (&) si riduce alla
seguente :
x' H- x" -+- x'" -f-... -+- x (**) = 0.
/
Dunque : « la inedia i cui scostamenti hanno per legge di pos
sibilità V espressione
p{x) — ce~ h2x2
è la media aritmetica. >
Si vede come, guidati dai medesimi criterii, quantunque in
un ordine di idee diverso, siamo giunti ai resultati ottenuti al
principio di questo lavoro.