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tente, consunta dal dolore fisico e dall’angoscia morale, come {ai
spettro di risorto che esca dalla tomba, nell’ora del crespuscolo; E al
come scheletro appena rivestito di pelle, illuminato, nell’orbita
fonda, dal febbrile lume dell’occhio.
Le tenebre circondano l’immagine esausta nella spelonca
custodita dai ruggiti del leone, che tende ad arco il corpo e sferza
con l’agile coda il suolo, belva fremente sotto l’occhio del do-
matore. Il leone mansueto, posto dall’arte del Quattrocento ac-
canto all’anacoreta, compagno di solitudine, ha qui la maschera
feroce che vedemmo in uno studio sopra un foglio della Biblioteca
di Windsor, per l’Adorazione de’ Magi, le fauci squarciate dal
ruggito: al gemito umano risponde l’urlo della belva; l’immagine
sublime del penitente, avvinta dallo sguardo alla Croce, ha
davanti a sè il simbolo della ferocia indoma.
La grotta, appena accennata da uno schermo di rocce dietro
l’immagine di Girolamo penitente, si amplia nella prima opera
del periodo milanese, la Vergine con Gesù, il Battista e un
angelo, ora al Louvre (fig. 74); diviene un fantastico scenario di
pietra, una costruzione bizzarra di massi, di lastre, di stallattiti
acute, aperta da squarci verso la luce lontana del tramonto,
corrosa e frastagliata così da rinfranger di continuo, sulle aspe-
rità, sugli spigoli acuti delle muraglie, fiochi barlumi tra l’om-
bra misteriosa. I macigni avanzano verso il capo della Vergine
a raccoglier un’atmosfera velata intorno al gruppo, il quale ri-
ceve lume dall’alto- e dall’esterno; la luce del cielo nebbioso,
verdognola, acquea, si ritrae lontano, sopra un fantastico mondo
di brume e di picchi, più viva e incandescente traverso
angusti spiragli, a sinistra. Il sogno di Leonardo è divenuto
realtà: le sue creature, spiriti della luce, si accendon di vita nelle -
penombre crepuscolari, traggono il loro fascino dalla malinconia
della sera. «E se la tua figura è in casa oscura, e tu la vedi di fuori, Fig.
questa tal figura ha le ombre oscure sfumate, stando tu per la di uo!
linea del lume; e questa tal figura ha grazia, e fa onore al suo imi- dolce:
tatore per esser essa di gran rilievo e le ombre dolci e sfumose,
e massime in quella parte dove manco vedi l’oscurità dell’abi-